SERIE - LA GUERRA NASCOSTA -
1. Editoriale
- Sacrificati in nome di che cosa e per chi?
In Ucraina oggi non si combatte solo una guerra contro un’aggressione esterna: si combatte una guerra dove la vita dei giovani – la loro carne, il loro sangue – viene consumata come merce di scambio, mentre troppo spesso restano nell’ombra le vere responsabilità.
È stato segnalato che truppe ucraine avrebbero potuto trovarsi accercate nei pressi di Pokrovsk e Kupiansk, nel Donetsk e Kharkiv Oblast, rispettivamente. Reuters+3Anadolu Ajansı+3The Kyiv Independent+3
Secondo dichiarazioni del presidente russo Vladimir Putin, le forze ucraine sarebbero state “bloccate e circondate” (“blocked and surrounded”) in quelle aree. Anadolu Ajansı+1
Il governo ucraino replica che l’accerchiamento completo non sarebbe avvenuto, e definisce la situazione “difficile ma gestita”. The Kyiv Independent+1
Che cosa significa però questa contrapposizione di notizie? Significa che mentre la retorica delle vittorie e delle resistenze viene ripetuta ossessivamente, i fatti sul campo suggeriscono – con le dovute cautele – che si sta consumando un costo umano elevatissimo: giovani soldati dispersi, forse intrappolati, forse ridotti a una condizione in cui l’unica alternativa è l’agonia o la resa.
E se questi soldati fossero davvero sacrificati — per motivi strategici, politici o economici — allora la nostra responsabilità morale è enorme. Perché noi, come parte dell’Occidente che fornisce armi, logisticamente sostiene, trasferisce fondi, abbiamo un ruolo: non solo di spettatori, ma di attori indiretti.
I grandi flussi finanziari, le armi che arrivano e si disperdono, le promesse di vittoria — tutto questo rischia di diventare una gigantesca illusione che consuma vite. Un “Gaza d’Europa”, se vogliamo usare un’immagine forte, nel senso che civili e giovani militari vengono calpestati in un conflitto dove la trasparenza, la verità, la scelta libera vengono sovrastate dalla logica del potere.
È il momento di chiedersi: a che scopo continuare questa guerra se il fronte è in equilibrio precario, se l’accerchiamento è possibile, se le perdite si accumulano e i sacrifici sembrano non portare ad alcuna pace?
Non basta dire “sosteniamo l’Ucraina”. Bisogna chiedere come la sosteniamo, perché, e chi paga realmente il prezzo. I giovani – non solo lì, ma anche tra noi – meritano risposte. E se queste risposte non arrivano, la rabbia diventa dovere: dovere di interrogare, di denunciare, di pretendere una verità che eviti l’ennesima carneficina.
Il Bradipo
2. Dossier documentato
Situazione dell’accerchiamento
Il 29 ottobre 2025, la Russia ha affermato che forze ucraine sono circondate nei pressi di Pokrovsk (Donetsk Oblast) e Kupiansk (Kharkiv Oblast). Anadolu Ajansı+1
Il 31 ottobre 2025 viene riportato che il governo ucraino ha vietato ai media di visitare le aree in cui si troverebbero truppe presumibilmente accerchiate, e la Russia ha citato ciò come “prova di una situazione catastrofica”. Anadolu Ajansı
Il 31 ottobre 2025, un articolo de El País segnala che le forze russe avanzano a Pokrovsk con la prospettiva di “completare l’accercgliamento” della città. EL PAÍS English
Sempre su Pokrovsk, fonti ucraine indicano che circa 11.000 truppe russe sarebbero state concentrate nella zona intorno alla città, con un rapporto numerico indicato da Zelensky come 8 a 1 contro le forze ucraine. The Kyiv Independent+1
Il 31 ottobre 2025 viene riportato da Reuters che l’Ucraina ha inviato forze speciali nella città di Pokrovsk per stabilizzare la situazione, segno che la minaccia di accerchiamento è considerata concreta. Reuters
Aspetti critici / interrogativi
Anche se la Russia dichiara l’accerchiamento, l’Ucraina nega che sia completo. Ciò significa che la “sacca” potrebbe essere parziale, in formazione, o essere usata più come strumento di propaganda che come realtà tattica pienamente definita. The Kyiv Independent+1
Il divieto dell’accesso ai media in aree considerate a rischio solleva dubbi: se era una manovra puramente mediatica, perché non farla vedere? Se era un problema reale di sicurezza, perché non intervenire immediatamente?
La concentrazione numerica (11.000 truppe attorno a Pokrovsk) e lo sbilanciamento 8 a 1 indicano che le forze ucraine sono in posizione difficilissima — anche se non “circondate” formalmente con tutti gli accessi tagliati.
Lo stato dell’artiglieria, delle munizioni e delle linee di rifornimento non sono sempre pubblicamente verificabili, ma in situazioni di accerchiamento o quasi-accerchiamento questi diventano fattori decisivi: carenza di munizioni, assalti da più direzioni, difficoltà di rompere il fronte.
Un accerchiamento (o tentativo di) comporta altissimi costi umani: se le linee di rifornimento sono tagliate o vulnerabili, i soldati diventano “in attesa” di essere sconfitti, catturati o annientati. Ed è su questo che poniamo l’accento.
Implicazioni e responsabilità
Se una sacca di truppe ucraine c’è (o è prossima), diventa evidente che la linea che separa “difesa” e “consumo umano” si fa sottile.
Le nazioni che forniscono armi, addestramento, “intelligence” assumono una responsabilità morale: sapere che le truppe sono in condizioni critiche significa che i fornitori dovrebbero valutare se l’invio continuo di materiale serve davvero a salvare vite o a mantenerle in una lotta che rischia la catastrofe.
