Quante volte ci siamo chiesti:
Perché nel nostro Paese esiste una Costituzione così bella eppure non viene applicata?
Perché leggi palesemente anticostituzionali vengono promulgate, firmate dal Presidente della Repubblica e trasformate in regole della nostra vita quotidiana? Perché le stragi: dell'Italicus, Piazza Fontana e perche vengono assassinati i giudici Borsellino e Falcone?
- Ci sono elementi storici a supporto dell’affermazione secondo cui, dopo la nascita della Repubblica (1946), l’apparato amministrativo dello Stato italiano – soprattutto i funzionari di carriera, in gran parte appartenenti ai quadri intermedi e superiori della burocrazia – rimase sostanzialmente invariato rispetto all’epoca monarchica e fascista.
Dopo il 1946, i funzionari statali – specie quelli di “seconda fascia” – conservarono quasi tutti il proprio posto, salvo rare eccezioni di epurazione. La continuità amministrativa fu una delle caratteristiche centrali della transizione dal fascismo alla democrazia repubblicana.
La nuova Repubblica democratica fu così lasciata nelle mani di personaggi che avevano molto da farsi perdonare. Da un lato, in Sicilia furono riammessi e rafforzati i mafiosi; dall’altro, i fascisti compromessi con le leggi razziali e con le deportazioni non pagarono quasi mai conseguenze serie. Eppure, le responsabilità erano enormi:
Ebrei deportati: circa 8.500 → sopravvissuti meno di 1.000
Politici e resistenti deportati: circa 23–25.000 → sopravvissuti 8–10.000
Rom e Sinti deportati: alcune centinaia (stima 400–600), con sopravvivenza difficilmente quantificabile
Complessivamente, dall’Italia furono deportate verso i Lager nazisti circa 30.000–32.000 persone, e meno di 10.000 riuscirono a tornare.
Alcuni esempi emblematici
Guido Landra (1901–1987) – antropologo, principale estensore del Manifesto della Razza (luglio 1938), poi consigliere scientifico della Demorazza. Dopo il 1945 perse per un periodo la cattedra universitaria, ma non subì condanne penali. Continuò la carriera accademica in campo etnografico e geografico fino agli anni ’60.
Arturo Rocco di Torrepadula – giurista, direttore della Demorazza nei primi anni (1938–1940 circa). Dopo il 1945 fu rapidamente reinserito nell’amministrazione e proseguì la sua carriera senza grandi difficoltà.
Gaetano Azzariti (1881–1961) – giurista, presidente del Tribunale della Razza (1939–1943). Dopo la guerra fu reintegrato e nel 1955 divenne Presidente della Corte Costituzionale: un caso simbolico della continuità e della promozione di figure compromesse con le leggi razziali.
Telesio Interlandi (1894–1965) – direttore della rivista La Difesa della Razza, organo propagandistico del razzismo fascista. Dopo il 1945 fu radiato dall’Ordine dei giornalisti, ma non condannato. Visse liberamente a Roma fino alla morte.
I funzionari della Demorazza
Le divisioni interne della Demorazza (Razza, Demografia, Premi demografici, Cittadinanza, Accertamento razza ecc.) erano guidate da dirigenti ministeriali di carriera. Secondo la documentazione dell’Archivio Centrale dello Stato e la storiografia:
furono quasi tutti riassorbiti nel Ministero dell’Interno dopo la soppressione della Demorazza (1945);
alcuni furono ricollocati in uffici come la Direzione generale Affari generali e del personale o nei servizi di cittadinanza e anagrafe;
pochissimi subirono epurazioni, e in genere solo temporanee.
Riflessione finale
La Demorazza fu formalmente soppressa nel 1945, ma i suoi vertici giuridici e burocratici non pagarono conseguenze reali. Al contrario, figure chiave come Gaetano Azzariti vennero premiate e innalzate ai vertici della Repubblica.
La maggior parte dei funzionari di carriera continuò a operare nei ministeri, contribuendo a garantire la “continuità amministrativa”, ma al prezzo di una forte ambiguità morale e politica.
Queste persone hanno continuato a gestire lo Stato italiano, protette dalla politica, fino al pensionamento. Così facendo hanno contribuito a depotenziare lo spirito della Costituzione. I risultati, purtroppo, sono sotto i nostri occhi ancora oggi.
FONTI:
ANED – Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti. Statistiche e dati sulla deportazione. www.deportati.it.
Boursier, Giovanna. Il Porrajmos in Italia: la persecuzione di Rom e Sinti. Fondazione Lelio e Lisli Basso, 2008.
Mantelli, Brunello, e Giovanni Ranzato, curatori. Dizionario della deportazione nei campi nazisti (1943–1945). UTET, 2008.
Pavone, Claudio. Una guerra civile: Saggio storico sulla moralità della Resistenza. Bollati Boringhieri, 1991.
Picciotto, Liliana. Il libro della memoria: Gli ebrei deportati dall’Italia (1943–1945). 2ª ed., Mursia, 2002.
Rolfi, Lidia, e Bruno Maida. Le donne di Ravensbrück. Einaudi, 2006.
Franzinelli, Mimmo. Le stragi nascoste: L’armadio della vergogna, impunità e rimozione dei crimini di guerra nazifascisti 1943–2001. Mondadori, 2002.
CDEC – Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea. Banca dati della Shoah in Italia. www.cdec.it.
