Premessa
Il termine “transizione cognitiva” può avere diversi significati a seconda del contesto:
1) In psicologia e neuroscienze: indica il passaggio da uno stadio cognitivo a un altro, ad esempio nello sviluppo infantile (da pensiero concreto a pensiero astratto secondo Piaget) oppure nei momenti di cambiamento della vita adulta, quando si riorganizzano schemi mentali e abitudini.
2) In pedagogia: è il processo con cui una persona rielabora conoscenze e competenze per adattarsi a nuove situazioni di apprendimento, come il passaggio dalla scuola all’università o dal mondo della formazione al lavoro.
3) In filosofia e scienze sociali: può riferirsi a un cambiamento collettivo nei modi di pensare, interpretare la realtà e costruire significato, ad esempio la transizione cognitiva legata alla rivoluzione digitale, che modifica le forme di memoria, attenzione e apprendimento.
4) In ambito tecnologico e culturale: descrive l’evoluzione delle società quando adottano nuove modalità di elaborazione dell’informazione (dalla scrittura all’invenzione della stampa, fino all’intelligenza artificiale).
In sintesi, è un concetto che riguarda il passaggio da un modo di conoscere, elaborare e interpretare il mondo a un altro, sia a livello individuale che collettivo.
- Fondamenti teorici per una nuova democrazia
- 1. Premessa:
- Ogni reale trasformazione politica richiede una trasformazione preliminare della coscienza collettiva. Non basta modificare regole istituzionali: se permane un immaginario politico fondato sulla delega e sulla passività, qualsiasi nuova forma di governo rischia di riprodurre il vecchio paradigma.
- Per questo, il progetto di ACAiM – Il Governo di Tutti – si fonda su ciò che possiamo definire transizione cognitiva: il passaggio dall’eteronomia politica a una cittadinanza deliberante.
- 2. La crisi cognitiva della democrazia rappresentativa
- La democrazia rappresentativa moderna, pur avendo garantito l’allargamento formale dei diritti, ha progressivamente trasformato i cittadini in deleganti passivi. · Hannah Arendt ha mostrato come la perdita dello spazio pubblico conduca alla riduzione dell’uomo da “zoon politikon” a semplice lavoratore o consumatore, incapace di parola politica autonoma (Arendt, 1958). · Paulo Freire, nella sua Pedagogia degli oppressi, ha descritto i sistemi educativi come dispositivi che producono adattamento, anziché coscienza critica (Freire, 1970). · Ivan Illich ha denunciato le istituzioni moderne come macchine che monopolizzano il sapere e creano dipendenza cognitiva (Illich, 1971). In questa prospettiva, la crisi democratica non è solo crisi istituzionale: è soprattutto crisi cognitiva, ovvero incapacità dei cittadini di percepirsi come soggetti costituenti.
- 3. La transizione cognitiva come emancipazione
- La transizione cognitiva consiste nel passaggio da una coscienza eteronoma a una coscienza autonoma. · da spettatori a costruttori del discorso pubblico; · da deleganti a deliberanti; · da individui isolati a comunità politiche. Jürgen Habermas, con la sua teoria dell’agire comunicativo, ha sottolineato la necessità di una sfera pubblica deliberativa, nella quale i processi di comunicazione libera dal dominio permettano di generare verità intersoggettive (Habermas, 1981). La transizione cognitiva coincide esattamente con la creazione di tali spazi, nei quali i cittadini non solo discutono, ma imparano a pensare insieme.
- 4. Dispositivi di trasformazione
- Gli strumenti politici proposti da ACAiM non sono soltanto procedure tecniche, ma pratiche formative: · Il Referendum propositivo vincolante restituisce al cittadino la capacità decisionale, costringendolo a esercitare giudizio critico. · Le assemblee territoriali funzionano come laboratori di democrazia, dove il dialogo diventa apprendimento reciproco. · I sondaggi deliberativi stimolano il ragionamento collettivo, superando la superficialità dei sondaggi d’opinione. · Le pratiche culturali e artistiche riattivano l’immaginario sociale, rompendo la gabbia cognitiva della politica ridotta a spettacolo. Questi dispositivi non servono solo a decidere, ma soprattutto a educare alla democrazia.
- 5. Il Governo di Tutti come esito della transizione
- Il Governo di Tutti non va inteso come semplice riforma istituzionale, ma come esito politico della transizione cognitiva. · Se la rappresentanza abitua alla dipendenza, l’autogoverno educa alla responsabilità. · Se i partiti formano identità passive, la deliberazione diretta produce coscienze attive. · Se il potere concentra il sapere, la democrazia diretta lo distribuisce. In questo senso, il Governo di Tutti è un salto evolutivo: dall’idea di democrazia come delega alla democrazia come pratica cognitiva permanente.
- 6. Conclusione La transizione cognitiva è la condizione necessaria perché la politica diventi prassi quotidiana di libertà. Essa segna il passaggio da una società dei governati a una società di cittadini costituenti. Il compito di ACAiM non è solo organizzare strumenti di partecipazione, ma alimentare questa mutazione di coscienza. In tal senso, Il Governo di Tutti non è un’utopia, ma il nome politico di una trasformazione cognitiva già in atto.
- Riferimenti bibliografici essenziali · Arendt, H. (1958). The Human Condition. Chicago: University of Chicago Press. · Freire, P. (1970). Pedagogia degli oppressi. Milano: Arnoldo Mondadori Editore. · Habermas, J. (1981). Theorie des kommunikativen Handelns. Frankfurt am Main: Suhrkamp. · Illich, I. (1971). Deschooling Society. New York: Harper & Row.
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