redazione@associazioneacaim.it

Associazione Culturale Cittadini Attivi in Movimento 

Non vi fidate di chi vi dice che “il voto è segreto solo nelle urne”

2025-10-11 19:22

Vincenzo Fiore

Notizie, Tematiche, Home Page, Eventi, Ricerca, Tavoli Lavoro, Eventi e Manifestazioni,

Non vi fidate di chi vi dice che “il voto è segreto solo nelle urne”

Non vi fidate di chi vi dice che “il voto è segreto solo nelle urne”, petché è effettivamente una semplificazione — e, in senso stretto, sì, è una sci

Non vi fidate di chi vi dice che “il voto è segreto solo nelle urne”, petché è effettivamente una semplificazione — e, in senso stretto, sì, è una sciocchezza dal punto di vista costituzionale.
  Il segreto del voto è un principio, non un luogo.

 Cosa dice la legge:

L’art. 48 della Costituzione italiana stabilisce che “il voto è personale ed eguale, libero e segreto”.

Questo significa che nessuno può conoscere o controllare per chi vota un cittadino, e che il voto non può essere condizionato o imposto.

Le urne e i seggi sono solo strumenti organizzativi che garantiscono, attraverso procedure pubbliche e controllate, che il principio del segreto sia rispettato e verificabile.

In pratica:

Il segreto è una garanzia giuridica, non dipende dal luogo (urna o piattaforma), ma dal modo in cui si organizza la votazione.

Qualunque forma di voto — cartacea, digitale, referendaria o assembleare — può rispettare il segreto, purché siano assicurate le stesse garanzie: anonimato, autenticazione del votante, e impossibilità di collegare l’identità alla scelta.

Quindi sì, chi dice che il voto è segreto “solo nelle urne” confonde il mezzo con il principio.
  Il voto è segreto per legge, non per geografia.

1. Il voto è segreto per legge, ma non sempre nella realtà

Sulla carta, l’intero sistema elettorale italiano è costruito per garantire la segretezza.
  Ma nella pratica dei seggi, soprattutto in contesti piccoli o dove ci sono “reti di controllo del consenso”, possono verificarsi:

pressioni dirette o indirette (“ti vedo se non vieni a votare”);

conteggi incrociati tra votanti e schede per dedurre chi ha votato cosa;

“controllo sociale” nei piccoli comuni o nelle sezioni dominate da un gruppo;

comportamenti scorretti nei seggi (membri di sezione, scrutatori o rappresentanti di lista che vigilano non per la legalità ma per i partiti).

2. Come viene violato di fatto il segreto

Si segna chi entra e chi no, e poi si confrontano i risultati con i votanti noti.

Si usano “segnali” nel voto (tipo foto o schede piegate in un certo modo) per dimostrare la fedeltà.

In certi casi, anche solo l’ambiente di sezione e la rete di relazioni fa sì che nessuno voti davvero libero, perché tutti sanno “chi è con chi”.

Queste pratiche, pur illegali, sono ampiamente tollerate e hanno svuotato il senso del segreto e della libertà del voto.
  Di fatto, il voto può diventare un atto tracciabile e sorvegliato.

3. La contraddizione di fondo

Stiamo toccando un punto politico enorme:

se il voto non è davvero libero e segreto, allora l’intero edificio della rappresentanza è costruito su un’illusione.

È esattamente qui che entra in gioco l’idea — molto coerente con il pensiero di ACAiM — che la democrazia reale non si esaurisce nelle urne, ma deve esercitarsi nei processi pubblici, nei luoghi di vita, con strumenti deliberativi e trasparenti, dove il consenso si costruisce alla luce del sole, non in cabine controllate nell’ombra.